(…continua)
Bilbo Baggins era scomparso un’altra volta e le voci su ciò che era accaduto e su ciò che sarebbe successo, continuavano a susseguirsi.
Frodo era diventato a tutti gli effetti il pardone di Casa Baggins e trascorreva serenamente le sue giornate.


Molto spesso era in compagnia dei suoi amici del cuore, Marry e Pippin, con cui scorrazzava per la Contea.



Ad Hobbiton però cominciavano a circolare strane voci anche su di lui. La gente iniziava a dire che fosse un po’ strano come lo zio, perché la sua casa continuava ad essere frequentata da tipi particolari e soprattutto perchè di notte amava passeggiare da solo sulle colline e nei boschi vicini al villaggio. I suoi amici sospettavano che si incontrasse segretamente con gli Elfi.
La Peche e Dragonfly avevano tentato più volte di seguirlo, ma lui aveva sempre trovato il modo di dileguarsi.
Una sera, durante uno dei suoi vagabondaggi al chiaro di luna, Frodo, insospettito dai due insettini che continuavano a ronzargli attorno, all’improvviso infilò l’anello e scomparve. Le due inseguitrici si ritrovarono spiazzate e, dopo aver volato per un po’ intorno ad alberi e arbusti, si posarono su un sasso riconoscendo di essere state sconfitte ancora una volta. A quel punto qualcosa piombò su di loro… imprigionandole.
La Pecheronza e Dragonfly erano state catturate da Frodo che le aveva chiuse in un barattolo ed ora, di nuovo visibile, le osservava sorridendo divertito.<<Ma si può sapere che volete da me?>>
Le due, con sguardo colpevole, sedevano avvilite sul fondo.
<<Se mi promettete di non fuggire, vi libero.>>
Ad un cenno di sì con la testa de La Peche, Frodo tolse la foglia che chiudeva il contenitore e le aiutò ad uscire.
Le due continuavano a sentirsi in colpa e non avevano il coraggio di alzare lo sguardo.
<<Non dovete preoccuparvi, io non ce l’ho con voi. Vorrei solo sapere perché voi ce l’avete con me.>>
<<Ma noi non ce l’abbiamo con te!>> protestò La Pecheronza << è che ci piace stare in tua compagnia. Io mi sono affezionata a te…>> .
<<Ti sei affezionata a me? Ma se io neppure ti conosco.>> le rispose Frodo.
Allora La Peche gli raccontò la sua storia.
Frodo rimase colpito e meravigliato.
La Pecheronza e Dragonfly gli ispiravano simpatia.
<<Sentite, voglio credervi. Ho un’idea: a voi piace stare con me ed io spesso mi sento solo, da quando Bilbo se n’è andato. Perciò vi propongo di venire a state proprio a Casa Baggins!>>
Ronzii, risate e svolazzi acrobatici accolsero le parole di Frodo.
Anche lui rideva di gusto. Erano proprio due tipette buffe, pensava.
La Peche e Dragonfly ben presto familiarizzarono anche con Marry e Pippin e partecipavano con loro a tutte le uscite nel territorio della Contea.
Conobbero meglio gli hobbit e apprezzarono sempre di più il loro modo di affrontare la vita.

Molto discreti e modesti, gli hobbit erano estremamente timidi e con un carattere tranquillo. Anche se pigri, all’occorrenza erano molto agili e svelti nei movimenti. La loro vista e il loro udito erano estremamente acuti.
Sapevano maneggiare tutti gli strumenti, ma usavano solo quelli semplici per la cura del luogo in cui vivevano e per lo svolgimento dei lavori artigianali.
Gli hobbit erano così pacifici che usavano le loro loro armi come trofei, appesi ai muri o ai camini delle loro abitazioni. Se serviva sapevano però comportarsi valorosamente, usare le armi, essere abilissimi nel lanciare le pietre e tirare con l’arco.
La maggior parte delle armi possedute dagli hobbit, come spade, lance e scudi, erano raccolte nel deposito all’interno del Palazzo Mathom, un grande edificio che sorgeva a Pietraforata, la capitale della Contea, che si trovava nel Decumano Ovest ai piedi dei Bianchi Poggi. Qui, a differenza degli altri villaggi hobbit, oltre agli smìal e alle case di legno, si potevano trovare molte abitazioni costruite in pietra. Questo palazzo, detto anche Casa Mathom, era il museo della città, nel quale venivano raccolte un sacco di cose. Le più disparate. La Peche scoprì che il nome Mathom, nella lingua hobbitish, significava <<oggetto che non ha una particolare utilità ma che non si vuole buttare via>>. Durante una gita a Pietraforata, La Peche vide anche la casa del Sindaco e il principale Ufficio Postale della Contea.

Una sera, dopo cena, Dragonfly era andata a fare un giretto in giardino e La Peche era rimasta sola con Frodo, che le stava dicendo di voler organizzare una festa per il successivo compleanno di Bilbo, perché nessuno doveva pensare che fosse morto.
All’improvviso l’ape volò sulla spalla dell’amico e gli bisbigliò all’orecchio:<<So dell’anello…>>.
Frodo si fece subito serio:<<Che cosa sai…?>>
<<In realtà so soltanto che è magico, perché ho ascoltato le conversazioni tra Bilbo e Gandalf e tra te e il mago. Io non so nulla di magia. La magia mi incuriosisce e mi spaventa insieme. …e poi c’è Dragonfly…Tu pensi sia mia amica, e forse lo è veramente, ma la conosco da poco e fa discorsi strani…anche lei mi parla di magia…>><<Io sto bene qui, con tutti voi, ma tutti questi discorsi sulla magia e il mistero che c’è intorno all’anello, mi lasciano un po’ inquieta.>>
A questo punto Frodo si fece ancora più serio. Stava riflettendo sul da farsi. Voleva molto bene a La Pecheronza e a Dragonfly e cominciò a pensare se fosse il caso di condividere con loro la storia dell’anello.

(continua…)
