6-Dragonfly

(…continua)

La piccola ape aveva ascoltato tanto, troppo. Ora era ancora più confusa di quando era arrivata in quel luogo bellissimo e strano. Anche se non pensava mai a casa sua, adesso avrebbe voluto trovarsi lì; una strana inquietudine si era impossessata di lei e non sapeva a chi rivolgersi per tranquillizzarsi. Sin dall’arrivo ad Hobbiton aveva preferito rimanere sola, ad ascoltare, osservare, pensare, riflettere. Ma adesso avrebbe voluto avere vicino a sè un’amica. Un’amica vera, come Gocciolina.

Gocciolina…

Quanto le mancava.

L’estate era passata velocemente. Tutto il giorno a correre da un fiore all’altro e, a sera, stramazzava dal sonno nella sua celletta. Non aveva più pensato a Gocciolina, amica dei giorni avventurosi. Chissà dove si trovava ora.

La nostalgia stava per trasformarsi in malinconia e sentiva già un groppo alla gola.

La Pecheronza, tra i fili d’erba del giardino di Casa Baggings, piangeva sconsolata in preda ad un forte senso di solitudine e paura.

All’improvviso vide sfrecciare qualcosa vicino a lei: non riuscì a mettere a fuoco e si spaventò. <<Chi sei? Cosa vuoi da me?? Ti prego, non farmi del male!>>

<<Ma io non voglio farti del male.>> disse una vocina acuta seguita da un fruscio che fece vibrare l’aria dietro di lei.

La Peche si girò di scatto e vide uno strano insetto che, agile e veloce, faceva acrobazie nell’aria: volava in avanti, all’indietro e poi improvvisamente si fermava. Aveva due paia di ali, il corpo lungo e sottile e due grandi occhi.

Iniziò a farle domande a raffica, svolazzandole intorno velocemente.

Peche non aveva tempo di rispondere tra una domanda e l’altra.

Finalmente l’insetto si posò su un fiore e iniziò a fissarla, facendola sentire a disagio. Piegava il capo a destra e a sinistra.

Parlò: <<Dimmi un po’, non è che per caso ti chiami La Pecheronza?>>

L’apetta spalancò la bocca.

Fece un sì incerto con la testa.

Un gridolino acuto e gioioso si alzò improvviso.

<<Lo sapevo! Lo sapevo! Ne ero certa! Non potevi che essere tu. La descrizione era perfetta. Solo tu hai un naso così. Ah! Ah! Ah!…Ah! Ah! Ah!>> strillò l’insetto ricominciando a svolazzare e a fare capriole nell’aria.

La Pecheronza, tra l’offeso e il sorpreso, cercava di seguire, ancora a bocca aperta, il frenetico volo, senza riuscire a chiedere nulla.

L’insetto, dopo aver dato sfogo alla sua gioia, finalmente si fermò di nuovo.

<<Sicuramente ti stai chiedendo come faccio a sapere chi sei.>>

La Peche fece sì con la testa.

<<Se ti dico Gocciolina, tu cosa mi rispondi?>>

A questo punto l’apetta scoppiò in lacrime. Aveva così tanto desiderato poter stare con la sua amica, che il solo sentirla nominare le fece sentire ancora di più la sua mancanza. Ora sì che si sentiva veramente sola.

<<Ma perché piangi? Non sei contenta di sentire il nome della tua amica?>>

<<Non puoi capire. Mi sento così sola e spaventata in questo momento, che vorrei tanto stare con lei. Ma non so dove sia, se sta bene…ed io sono qui. Vedo cose che non capisco e non so a chi chiedere. Non ho nessuno con cui parlare e confidarmi.>>

<<Ma adesso ci sono io! Gocciolina mi ha tanto parlato di te, che mi sembra di conoscerti da sempre e sono già tua amica, credimi.>>

<<Ma si può sapere chi sei?>> fece Peche tirando su con il naso.

<< Io mi chiamo Dragonfly e sono una libellula.>>

La Pecheronza iniziò a tremare con gli occhi sbarrati. Indietreggiò nel tentativo di allontanarsi, ma cadde. La libellula, con i grandi occhi sbarrati e la bocca aperta, le si avvicinava, mentre lei, non riuscendo a rialzarsi, strisciava sulla schiena per sfuggirle.

<<Ma si può sapere che ti prende? Certo che sei strana un bel po’! Ma si può sapere perché fai così?>>

La Pecheronza, davanti a tanta spudoratezza, trovò un coraggio che non credeva di avere. Si alzò sulle zampette incerte e si trovò a gridare:<<Ah, IO sarei strana? Ma come ti permetti, TU, bugiarda che non sei altro? Ti sei avvicinata a me dicendomi che non avevi intenzione di farmi del male e adesso mi dici che sei una libellula. Che ti credi, che non so chi sei? Tu, con tutti i tuoi discorsi. Volevi confondermi, perché vuoi mangiarmi!>>

Dragonfly, investita da tanta rabbia, rimase per un attimo attonita, poi iniziò a rotolarsi dalle risate, mentre La Peche la guardava cercando di riprender fiato, appoggiata ad un sasso.

<<Allora, adesso basta.>> disse seria la libellula, sedendosi davanti all’ape. <<Ora parlo io e tu ascolti in silenzio.>>

<<E’ vero, io sono un predatore di insetti, tra i più pericolosi, ma, se avessi voluto mangiarti, lo avrei fatto anche in volo, senza che tu neppure te ne accorgessi. Ti avrei divorato in un solo boccone. Ma non l’ho fatto e sai perché? Perché sono in missione e ti stavo cercando.>><< Devi sapere che sono nata in uno stagno, dove ho vissuto fino a poco tempo fa. Lì ho conosciuto Gocciolina, che è stata la mia tata fino a quando non sono diventata abbastanza grande da lasciare l’acqua.>>

<<Ma come fai a sapere che si tratta della mia amica?>> la interruppe Peche.

<<Gocciolina E’ Gocciolina! Ma forse non sai chi è veramente Gocciolina.>>

La Pecheronza la guardò con aria interrogativa e così Dragonfly continuò:<<Gocciolina ha poteri magici!>>

Dragonfly aspettò che l’ape avesse compreso quanto le aveva detto.

La Peche continuava a guardarla, incredula, ma senza parlare.

Allora lei riprese a raccontare:<<Io stessa, nonostante abbia vissuto con Gocciolina tanto tempo, ho scoperto solo quando me ne stavo andando che era di più di una semplice gocciolina d’acqua. All’improvviso, mentre mi stava salutando, ha iniziato a cambiare voce e anche aspetto: gli occhi sono diventati sempre più luminosi e le parole che pronunciava sussurrate e misteriose. Mi sono spaventata, ma non riuscivo ad alzarmi in volo, anche se desideravo fuggire. Lei mi raccontò che un tempo noi libellule eravamo draghi molto saggi e che, con il nostro respiro, abbiamo creato l’arte della magia e dell’illusione, ma che, proprio a causa di un’illusione, siamo rimasti intrappolati nel corpo di un insetto e abbiamo perso le antiche capacità magiche.>>

A questo punto La Peche chiese perché la stesse prendendo in giro.

<<Peche, credimi, non ti sto prendendo in giro. Gocciolina mi ha parlato di te, sapeva che saresti arrivata ad Hobbiton e mi ha mandato ad aiutarti. Io ho ereditato gli antichi poteri, sono messaggero tra i mondi, guardiano di segreti e guida. Scoprirai cose sorprendenti e vivrai avventure straordinare. Io sono stata mandata qui, per rimanere al tuo fianco.>>

(continua…)