4-L’addio

(…continua)

Il fumo prese la forma di una montagna vista da lontano, la cui cima iniziò ad avvampare, sprizzando fiamme verdi e scarlatte da cui uscì un drago che sembrava vero: dalle fauci usciva fuoco e i suoi occhi erano sfolgoranti. Ruggì e per tre volte sfrecciò sulla testa di tutti, fino a scomparire con un grande scoppio e un boato assordante all’altezza di Acquariva.

Tutti erano bocconi per terra per lo spavento.

Peche, dentro ad una delle lanterne nel padiglione grande, tremava come una foglia.

Poco dopo Bilbo guidò i suoi parenti, compresi quelli che lo avevano in antipatia, e alcuni amici speciali, tra cui Gandalf il Mago, verso il padiglione.

La Peche osservò che tutti mangiavano con gusto: il banchetto era ricco, abbondante, vario e prolungato.

Al termine Bilbo si alzò in piedi e si diresse proprio verso l’albero dove si trovava la piccola ape. Salì su una sedia e richiamò l’attenzione di tutti: agitava una mano e teneva l’altra nella tasca dei pantaloni. La luce delle lanterne illuminava il suo viso raggiante; i bottoni dorati sul panciotto di seta ricamata scintillavano.

<<Miei cari amici e parenti, oggi siamo tutti qui riuniti per festeggiare il mio centoundicesimo compleanno…>>

<<Urrà! Urrà! Tanti auguri!!!>>urlarono battendo gioiosamente le mani sulla tavola.

<<Spero che vi stiate divertendo tutti come me…>>

Grida di sì, acclamazioni, suoni di trombe e di corni, di pifferi, di flauti e altri strumenti, assordarono La Pecheronza.
Bilbo riprese la parola:<< Scusate, non vi tratterrò a lungo, ma devo spiegarvi il motivo per cui vi ho riuniti. Perché c’è un Motivo!>> e tacque per qualche istante.

<<Devo fare un ANNUNCIO.>>

Pronunciò quest’ultima parola così forte e così all’improvviso che tutti si alzarono in piedi.

<<Mi rincresce annunciare che me ne vado. Parto ADESSO. ADDIO!>>

A un lampo di luce accecante tutti gli ospiti sbatterono le palpebre e, quando li riaprirono Bilbo era scomparso. Centoquarantaquattro hobbit sbigottiti ricaddero senza parole a sedere.

Tutti pensarono che si trattasse di uno scherzo di pessimo gusto, ma avevano mangiato e bevuto troppo e non riuscivano a ragionare in modo lucido.

Frodo era rimasto in silenzio accanto alla sedia vuota di Bilbo. Era al corrente di tutto , ma era rimasto comunque profondamente turbato, perché voleva molto bene a Bilbo e sapeva che ne avrebbe sentito la mancanza.

La maggior parte degli ospiti aveva ripreso a mangiare e a bere e a commentare le stramberie di Bilbo Baggings, passate e presenti.

Frodo era stanco e decise di lasciare la festa; diede ordine di servire altro vino, bevve in silenzio dal suo bicchiere alla salute di Bilbo e sgattaiolò fuori dal padiglione.

E Bilbo, che fine aveva fatto?

La Pecheronza si era accorta che, mentre parlava, Bilbo giocherellava con un anello che teneva in tasca e che aveva infilato al dito mentre scendeva dalla sedia.

Tornò a Casa Baggings; Bilbo si era tolto l’abito della festa e stava piegando con cura il panciotto di seta ricamata, lo avvolse nella carta velina e lo ripose. Poi indossò dei vecchi abiti e si allacciò intorno alla vita una logora cinta di cuoio.

Vi appese una corta spada in un malandato fodero di pelle nera. Da un cassetto chiuso a chiave tirò fuori una vecchia mantella con il cappuccio, talmente rattoppata e scolorita da non capire di che colore fosse: forse verde scuro. Gli stava molto grande. Da una cassaforte dello studio tirò fuori un pacchetto avvolto in vecchi panni, un libro rilegato in pelle e una grande busta voluminosa. Mise il libro e il pacchetto dentro ad una grande sacca quasi piena. Nella busta invece infilò il suo anello ed una catenella, la sigillò e ci scrisse sopra il nome di Frodo.

Quando stava per lasciarla, sentì entrare qualcuno e la nascose.

Era Gandalf.

(continua…)