Il Gran Giorno

Il giorno dopo La Peche, rintanata nel giardino di Casa Baggings per poter seguire da vicino i preparativi per la festa, vide altri carri risalire la Collina e poi altri ancora.

Davanti al cancello Bilbo aveva appeso un cartello: VIETATO L’INGRESSO AI NON ADDETTI AI LAVORI PER LA FESTA.

Bilbo era affaccendatissimo: scriveva inviti, spuntava le risposte, impacchettava i regali e faceva altri preparativi…. di carattere più riservato. Nessuno, dall’arrivo di Gandalf, lo aveva più visto.

Una mattina gli abitanti di Hobbiton si svegliarono e trovarono il grande campo, a sud del portone di Bilbo, coperto di corde e pali. Nel pendio che portava alla casa avevano costruito un grande cancello bianco e una grande scalinata.

Peche vide che le corde e i pali furono usati per innalzare tende e padiglioni.

Un padiglione era così grande da contenere addirittura un grande albero , che capitava all’estremità di un tavolo lunghissimo. La Peche pensò che sarebbe potuta rimanere su quell’albero, perché la visuale le parve ottima. Si sistemò e continuò ad osservare, sempre più emozionata.

A nord del campo venne installata un’enorme cucina all’aperto e arrivarono tantissimi cuochi.

A tutti i rami erano state appese delle lanterne.

Nani ed altri tipi strani erano alloggiati a casa Baggings.

L’eccitazione di tutta Hobbiton era alle stelle.

Il giorno della vigilia della Festa arrivò, ma il cielo si fece nuvoloso. Ci fu molta apprensione, temendo che la pioggia avrebbe fatto saltare tutto.

Ma le nuvole svanirono e spuntò il sole sul Grande Giorno.

La Festa ebbe inizio!

Bilbo, davanti al cancello bianco salutava e distribuiva doni a tutti, anche a chi usciva dal retro per rientrare di nuovo dal cancello.

Erano stati invitati tutti coloro che abitavano nelle vicinanze e quei pochissimi che erano stati dimenticati per caso, si presentarono lo stesso. Molti invitati provenivano anche da altre parti della Contea e alcuni addirittura da oltre il confine della Contea.

I bambini erano eccitatissimi e, per un po’, dimenticarono persino di mangiare. C’erano giocattoli stupendi e magici che non avevano mai visto prima e di sicura fattura nanesca.

Quando tutti gli ospiti furono ricevuti, iniziarono musiche, canti, balli, giochi e, naturalmente, si iniziò con il cibo e le bevande. Alcune pietanze venivano servite a tavola e gli ospiti mangiavano seduti tutti assieme. Il resto del tempo la marea di gente mangiava e beveva senza interruzione.

Alle sei e mezza iniziarono i fuochi d’artificio.

C’erano fuochi che facevano pensare al volo di uccelli luccicanti dal canto soave. Altri sembravano alberi verdi dal tronco di fumo scuro: le foglie si schiudevano e i rami splendenti lasciavano cadere fiori scitillanti, che sparivano lasciando un profumo soave. Altri ancora erano simili a fontane di farfalle che svolazzavano luccicanti in mezzo agli alberi. Colonne di fuochi colorati si levavano trasformandosi in velieri, aquile o cigni. E altro e altro ancora.

Il mago Gandalf aveva progettato e realizzato quei fuochi.

Ad un tratto Peche trasalì: le luci si spensero tutte e si levò un gran fumo.

(continua…)