Era settembre. I giorni passavano e si avvicinava il Gran Giorno.
Peche era rimasta ad Hobbiton, aveva iniziato a conoscere il posto ed i suoi abitanti. Ci stava proprio bene e non sentiva la mancanza di casa sua.
Hobbiton si trovava nella Contea, una regione attiva negli affari e nel commercio e governata da un Conte. Il territorio era esteso per 40 leghe dai Luoghi Lontani al Fiume Brandivino e per 50 leghe dalle Brughiere del Nord alle Paludi del Sud.
La Contea era divisa in 4 regioni: Quartiero Nord, Quartiero Sud, Quartiero Est e Quartiero Ovest.

Gli abitanti di Hobbiton erano alti un braccio o poco più e grassocci, con la bocca sempre sorridente, gli occhi vispi, i capelli ricci, folti e castani. A loro piaceva ridere, bere, mangiare e stare in compagnia. In poche parole erano un popolo allegro.
Ad Hobbiton erano estremamente scrupolosi nella cura del luogo in cui vivevano e molto ospitali. La Pecheronza si sentiva sempre felice, perché pace e prosperità regnavano ovunque e il resto del mondo sembrava non esistere. Nessuno se ne curava.

Una sera arrivò uno strano carro, carico di pacchi dall’aria altrettanto strana. Arrancò su per la collina fino a Casa Baggings, guidato da tipi strambi che cantavano strane canzoni. Tutti, sbigottiti e a bocca aperta, si erano affacciati alla soglia delle case illuminate. Alla fine della seconda settimana di settembre arrivò un altro carro, passando dal Ponte Brandivino, attraverso Acquariva. Era guidato da un vecchio con un grande cappello a punta e a falda larga, la barba lunga e bianca e le sopracciglia folte.

Il vecchio era Gandalf il mago.

Per gli abitanti della Contea la sua fama era dovuta alla grande abilità con i fuochi d’artificio, i fumi e le luci, ed ora era una delle attrazioni della festa che stava organizzando Bilbo. Ecco perché i bambini non stavano nella pelle.
Ad Hobbiton lo conoscevano solo di vista, perché vi andava di rado e non si fermava mai a lungo. Solo gli abitanti più anziani potevano dire di aver assistito ad uno dei suoi spettacoli leggendari.
Bilbo e nani con lunghe barbe e profondi cappucci, aiutarono il vecchio Mago a scaricare il carro e, quando ebbero finito, entrarono in casa.
Il pomeriggio era luminoso e placido, i fiori rilucevano rossi e dorati: bocche di leone, nasturzi, girasoli, si arrampicavano sulle finestre dell’abitazione e facevano capolino dalle finestre rotonde. In casa Bilbo e Gandalf erano seduti davanti ad una finestra spalancata che dava sul giardino ad ovest.
<<Com’é luminoso il tuo giardino!>> disse Gandalf.
<<Sì,>> disse Bilbo <<non sai quanto ci sono affezionato, come a tutta la cara vecchia Contea; ma credo di aver bisogno di una vacanza.>>
<<Insomma, vuoi andare avanti con il tuo piano?>>
<<Proprio così. Ho preso questa decisione qualche mese fa e non ho cambiato idea.>>
<<Benissimo. Non serve aggiungere altro. Attieniti al tuo piano. A tutto il piano però! E speriamo che vada nel migliore dei modi per te e per tutti noi.>>
<<Lo spero. In ogni caso giovedì ho intenzione di divertirmi e di fare il mio scherzetto.>>
<<Vorrei tanto sapere chi riderà.>> disse Gandalf scuotendo la testa.
<<Vedremo.>> disse Bilbo.

(continua…)
