Tra l’Umbria e le Marche sorgono i Monti Sibillini, un massicio montuoso che prende il nome dal Monte Sibilla.
Il Monte Sibilla è famoso in particolare perchè c’è una grotta che, secondo la leggenda, è il rifugio della Sibilla.
La Sibilla è una figura mitologica al centro di numerosi racconti e credenze popolari.
La Sibilla è chiamata anche Sibilla Appenninica, Sibilla Picena o Sibilla di Norcia.
Si parla della Sibilla sin dal Medioevo. E’ dipinta come una maga o come un’indovina, che abita nella grotta che porta il suo nome. Per qualcuno è una fata buona che conosce la medicina e l’astronomia, o una sacerdotessa che sa fare profezie e predire il futuro.
Il suo modo di parlare era contorto e in un linguaggio complesso, perciò i suoi messaggi erano molto difficili da capire, proprio come un enigma.
Per altri la Sibilla era una strega cattiva e per questo fu rinchiusa in una grotta.
Della grotta della Sibilla oggi resta solo un cumulo di pietre nascosta da una fitta vegetazione. Questa grotta è detta anche Grotta delle Fate perchè la Sibilla è spesso raccontata in compagnia di altre fate: donne e ragazze bellissime che indossavano ampie vesti per nascondere le loro zampe di capra, che erano utili a muoversi agevolmente sulle montagne, ma che non dovevano assolutamente essere mostrate agli umani. Per questo motivo queste fate vengono chiamate fate caprine.
Le fate, secondo la leggenda, erano solite uscire di notte. Prima dell’alba dovevano però fare ritorno alla grotta per non essere cacciate per sempre dal regno.
Con il buio raggiungevano il lago di Pilato e i paesi circostanti.
Le fate insegnavano alle giovani donne l’arte della filatura della lana e incontravano anche giovani pastori. Gli uomini che incontravano le fate venivano sottratti al loro mondo e costretti a vivere in eterno nel regno della Sibilla.
(P.R., B.E.)





